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Norvegia 2019

Norvegia sempre accogliente. La amiamo anche quando ci riserva qualche... imprevisto!

Pubblicato da la piera il 16/02/20

Norvegia: Senja, Lofoten, Trondheim
Periodo viaggio 13/06/19 il 26/08/19

NORVEGIA 2019 …e 10!
13 giugno, giovedì 
Sole, caldo, troppo caldo, partiamo. Sembra ci sia un’Area di sosta a Racines, zona Stanga. Non la troviamo.
Ci sistemiamo per la notte a Vipiteno, alla partenza della funivia. Ci sono altri camper.
Km 227
14 giugno, venerdì 
Continuando ad accendere e spegnere l’aria condizionata, per paura di risentirne, arriviamo a Sulzemoos, zona Monaco, presso la Freistaat, vendita camper, dove ci aspetta un nostro amico di Stoccarda, venuto fin qui per incontrarci. Pranziamo allegramente,  tagliatelle al ragù e Ripasso Valpolicella.
Nel pomeriggio bella passeggiata nella cittadina. Mi incuriosisce il distributore automatico di vassoietti di fragole, poco prima della stazione di servizio.
Notte nel grande spazio allestito gratuitamente dalla Freistaat per i numerosi camperisti di passaggio. Scopro che, volendo, nel lato destro del parcheggio più grande, ci sarebbero anche le colonnine della corrente.
Km 264
15 giugno, sabato 
Ringraziando il cielo, questo sabato ci va abbastanza liscia, non c’è il solito caotico traffico tedesco del fine settimana.  Per anni abbiamo evitato l’Autostrada diretta a Berlino, a causa degli infami lastroni di cemento che la caratterizzavano: regolarmente, ad ogni sobbalzo, ci capitava qualche guaio, viti che si staccavano, oggetti che volavano nonostante le nostre precauzioni. Stavolta ci proviamo e abbiamo la piacevole sorpresa di trovare un asfalto più che decente. Tranne un tratto in zona Dresda, è quasi tutto liscio, e ogni poco lavori in corso per i quali però non ci dobbiamo fermare, si viaggia bene. Dormiamo a Weissenfels, nell’AA, messa a disposizione da Gerth-Mobile, pure rivenditore di camper e roulotte :  piccolina , sette/otto posti, su ghiaia, ben tenuta. Ci sarebbe la corrente, attivabile tramite  un’app sul cellulare, con spiegazioni solo in tedesco, procedura per me troppo complicata. Lasciamo perdere, subito imitati da un camperista locale che, dopo tentativi e borbottii, ci rinuncia.
Km 495.
16 giugno, domenica 
Arriviamo ad Heiligenhafen, puntando direttamente Lubecca, per  evitare la zona, sempre intasata, di Amburgo. Sono le 17:00 passate, i supermercati e il Baltic Koln, il mega negozio di pesca, stanno chiudendo. Amen.
In zona sembrano esserci varie AA: me ne risultano un paio a Grossenbrode, in riva al mare. Ci proviamo ma  la viabilità della cittadina ci crea problemi. Ad un certo punto, tra lo stupore scandalizzato della gente, ci ritroviamo su una pista ciclabile, molto bella peraltro, che rasenta la spiaggia. Ci accorgiamo dell’errore quando ormai è impossibile girarci. Chiediamo lumi ai passanti che, volonterosi, ci danno consigli contraddittori: non potete proseguire, potete proseguire, potete girare là in fondo, potete passare di là. Le signore che ci hanno dato quest’ultima indicazione, vedendo che in fondo alla pista c’era un paletto, hanno pure cercato di sollevarlo, di toglierlo per farci passare. In qualche modo ci giriamo su una aiuola e ripercorriamo la ciclabile tra i sorrisi e i musi seri di chi ci guarda. Ostentiamo disinvoltura. Troviamo poi le due AA ma sono pietose.
 Ci sistemiamo per dormire a Heiligenhafen, a ridosso della zona camper, non dentro perché pure qui è tutto automatico, di difficile comprensione per me. L’anno passato, al ritorno, siamo stati nella nuovissima AA ma mi sono affidata all’aiuto degli amici, che erano con noi, per capire come pagare.
Km 592.
17 giugno, lunedì 
Giro tradizionale al Baltic Koln e all’altro negozio , sempre di pesca, nella via adiacente.
E stavolta ammiriamo il centro della cittadina, molto bella. Dopo di che ci rechiamo a Puttgarden e saliamo immediatamente sul traghetto. Da Rodby proseguiamo per l’AA di Faro, ormai tappa obbligata, su questa rotta,  per tutti i camperisti. Curioso come il beagle ci avverta, scodinzolando festosamente ogni volta che siamo nei paraggi di qualche sosta fatta negli anni precedenti.
Episodio curioso: salutiamo una coppia italiana, veniamo a sapere che abitano ad una ventina di km da casa nostra. Li invitiamo per un caffè. Chiacchierando scopriamo di avere amici in comune. Ci ripromettiamo di ritrovarci con anche loro al nostro ritorno.
Km 92
18 giugno, martedì
Come sempre ci dirigiamo verso Gullspang, confortevole AA svedese. Per la sosta chiedono 100 Sek, ma le meritano. 
Km 603
19 giugno, mercoledì 
Entriamo in Norvegia da Lutnes, confine nuovo per noi. Strada 26 non larghissima ma ben tenuta, poco abitata, molto fiorita e piacevole. Qualche attimo di trattenuta di respiro nell’incrociare i, rari,  grossi camion, o nel percorrere qualche ponte molto stretto, ma nessun problema.
A Roros  lasciamo la 26, giriamo a destra, nella 31,  poi  nella 705, altra strada secondaria  molto bella, con ottima sosta a Drevsjo. AA (anche per camion) con servizi dotati di doccia (10 corone).
Il tempo peggiora, la notte piove e fa veramente freddo.
Km 432
20 giugno, giovedì
Arriviamo alla prima meta norvegese che ci eravamo prefissi, nel fiordo di Trondheim, sopra Stjordal, di fronte allo Steinvikholm, l’antica rocca dove era, a suo tempo, tenuto prigioniero San Olav, l’unico santo norvegese, venerato sia da riformisti che da cattolici. Restiamo qualche giorno. Tempo poco buono, qualche raro sprazzo di sole  e freddo. Sosta infruttuosa, per noi, niente sogliole né merluzzi né tanto meno i famosi salmoni tipici di questo fiordo. Solo abbondanti raccolte di grosse cozze, ognuna fornita delle perline che fanno scricchiolare i denti durante il pasto.
Km 314
24 giugno, lunedì 
Fermata a Steinkjer per riempire la bombola del gas.  I 10 kg di Gpl costano qualcosa di meno quassù che a casa. Notte a Brekkvasselv, sulla E6.
Km 231
25 giugno, martedì.
Saliamo. Da Majavatn decidiamo di evitare Trofors, lasciamo la E6 e ci avventuriamo sulla 273,  che, più avanti, confluirà nella 73. Strada molto stretta, altamente panoramica, costeggiando un lago bellissimo. Troviamo una deviazione, ci fanno passare dall’altro lato dello stesso lago, uguale al primo tratto: bella bella, stretta ma con asfalto perfetto. Con la 73, poco prima di Hattyfjeld, entriamo sulla 806, passiamo da Vesterbukt, Bleikvassli, gran panorama, laghetti, ruscelli, cascatine, sole, colori stupendi, fino a Korgen.
Con la E6 , passando da Mo i Rana, arriviamo al Polarsirkelen, dove ci fermeremo un paio di giorni anche per vedere di migliorare la mia salute, una fastidiosa similbronchite, regalo forse del condizionatore acceso nei momenti di gran caldo. Tempo alterno, sole, grigio, umidità, caldo, freddo.
Km 316
28 giugno, venerdì
Sulla E6, che mi meraviglia trovare ancora stretta rispetto ad altre strade, meno importanti, ora quasi tutte molto larghe e zeppe di lunghi , nuovissimi, tunnel, arriviamo dopo Sorfold, nell’AA che domina il lago sottostante, e ci passiamo la notte.
Km 173
29 giugno, sabato.
Siamo a Skjomnes, nello slargo col monumento dedicato alla Battaglia di Narvik del 1940, ci si sta molto bene, anche se non  c’è molto spazio per far camminare il beagle. Qui negli anni passati la pesca era buona, oggi fa un gran freddo, a tratti cerca di piovere.  
Km 163
Fedeli alla nostra idea di stare più fermi la domenica, siamo rimasti qui, e ci abbiamo preso. Giornata bellissima, gran sole, niente vento. Due o tre pescetti per il pasto del Beagle , che ha gradito molto, e, ad intervalli, tra un po’ di pesca ora e un altro po’ più tardi, molto sport in tv, moto, Formula 1, partita di calcio. Conosciamo due nonni pavesi con nipotino tredicenne, desideroso di apprendere i misteri della pesca. Felicissimo poi per il suo primo pesce, un pollack, preso a mezzanotte. Il nonno orgoglioso ci ringrazia, per i consigli dati, con una gradita bottiglia di lambrusco.
Senja è la nostra meta di quest’anno  ma stiamo pensando di complicarci la vita, per arrivarci,  avventurandoci in stradine che sulla carta sono bianche che più bianche non si può. Vedremo. Già il Garmin ci fa degli scherzi memorabili, tipo, solo per farci risparmiare un km di strada, farci finire su un viottolo di campagna e pure senza uscita, dove,  per fortuna,  davanti ad una capanna troviamo un minimo di spazio per girarci. O come , cercando un distributore, sempre per evitarci un centinaio di metri, ci fa percorrere una stradina interna tra case piena di rallentatori di velocità. Devo smettere di crederle ciecamente.
1 luglio, lunedì 
Rinunciamo ad inoltrarci sulla strada nei paraggi del fiordo di Gratanger, tempo grigio, non invoglia, e con la E6 arriviamo ad Andlismoen e ci sistemiamo nel parcheggio visitatori del Lian’s, il mega negozio di camper dopo Bardufoss. Non andiamo a vedere le cascate, neppure quelle a Maselvfoss, sempre per mancanza di sole.
Km 126
2 luglio, martedì 
A Finnsnes ci aspetta il nuovissimo mega ponte e successivo tunnel, opere viste in costruzione l’anno scorso, che però non percorriamo volentieri anche se ci fanno risparmiare 21 Km, avremmo gradito di più costeggiare tutto il fiordo, come si faceva un tempo. Il sole , seppure timido, è tornato e rende il mare azzurrissimo.
A Botnhamn, Senja, ignoriamo  il porto e saliamo a Laukvik, dopo il cimitero, nella spiaggetta bianca, dotata di WC.  La strada, volendo, prosegue per qualche centinaio di metri e porta ad una spiaggia molto più grande. Bellissima, la raggiungiamo spesso in passeggiata.
Stiamo due giorni, molto movimentati, soprattutto  a mezzanotte. Lo spazio si riempie, vengono ragazzi che incuranti dell’acqua fredda, nonostante il gran sole notturno, si tuffano nel mare, con schizzi e risate. A riva si familiarizza, c’è molta allegria. C’è una babele di lingue. Una signora polacca, a colpi di Google Translate, mi racconta della sua famiglia. Conosciamo una simpatica coppia di Padova che sta girando per la Norvegia per conoscere la nazione che ospita il loro figliolo, universitario, a Trondheim con l’Erasmus.
Km 102
4 luglio, giovedì
Dovremmo incontrarci con amici francesi a Fjordgard. E invece no: dopo aver percorso le due orrende strette gallerie,  scavate nella roccia, ci troviamo la strada sbarrata da lavori e non possiamo raggiungere il posto dove ci saremmo sistemati coi camper. Avviso i francesi, chissà se ci troveremo ugualmente da qualche altra parte. Proseguiamo e ci fermiamo di fronte alla grande spiaggia di Ersfjord. Il nuovissimo parcheggio e l’artistico Wc attira molto movimento. I norvegesi , oltre a costruire un tunnel dopo l’altro, sventrare montagne per lanciare ponti sempre più lunghi e più arditi, manifestano l’arte ingegneristica e architettonica in enormi chiese, belle generalmente solo di fuori e spoglie dentro, e Wc sempre più complicati. Km 59
5 luglio, venerdì 
Superiamo la spiaggia di Steinfjord, non gradita al mio autista, e dopo l’ennesimo tunnel lasciamo la strada principale e arriviamo a Skaland, poche casette ma spiaggia superbella. C’è scritto “No camping” ma, come mi spiega un dotto italiano ( capofila di tre camper che avevamo già trovato arrivando, mentre ammiravamo le rocce in un punto panoramico), “No camping” significa che si può sostare ma senza mettere fuori sedie e tavoli. Sulla spiaggia due cani, lasciati liberi dai padroni indifferenti, ci spingono a lasciare il posto già l’indomani. Peccato.
Km 15
6 luglio, sabato 
Diretti alle Vesteralen, scendiamo verso Gryllfjord . L’ idea sarebbe di visitare il Senja Trollet e approfittare della sosta per farei cambi d’acqua. Che facciamo ma constatiamo che dell’animato  “villaggio dei Trolls”, ricco di attrazioni e di genietti in costume che invitavano i turisti ad entrare,  sono rimaste solo macerie. Probabilmente un incendio ha distrutto tutto quanto. Resta qualche scheletro annerito delle varie strutture, delle sagome malridotte. Non ci sono cartelli che spiegano cosa può essere accaduto. Funziona solo il bar. Fa tristezza.
Prima di Gryllfjord qualche tentativo a vuoto di pesca. Non sembra il periodo giusto. Dopo un ponte, dove ci fermiamo per mangiare, una bella raccolta di cozze si trasforma in una spaghettata molto gradita.
Ci mettiamo in fila per il traghetto delle 19:00 diretto alle Vesteralen. Io combino un pasticcio sull’acquisto del biglietto tramite l’app Troms Mobilett. Credevo di averla rimossa a settembre, l’anno scorso, al mio ritorno ma evidentemente i miei dati erano rimasti presso la Troms Fylkestrafikk, lasciando l’uso della app troppo facile, equivocabile. Per vedere se avevo scritto giusto quanto dovevo digitare ( autista + camper sotto i 6 m, + 1 passeggero senior) bastava ricordare il mio numero di cellulare. Scrivendolo un’altra volta per una conferma, inutile, praticamente ho autorizzato il prelievo di un secondo biglietto dalla mia carta di credito, registrata nel 2018 per il traghetto Brensholmen /Botnhamn. Di norma, ai traghetti, quando si è in fila per salire a bordo, si avvicina al camper un addetto e si paga, cash o carta. Stavolta prima si deve salire e una volta in salone aspettare che apra la biglietteria. Cosa che faccio mentre il mio autista e il beagle stanno fuori, sul ponte, al freddo, perché l’ingresso al salone è vietato ai cani. Al mio turno mostro il cellulare al bigliettaio, convinta mi dia una qualche ricevuta, e gli mostro quanto digitato. Quello seraficamente mi risponde che ho già pagato, anzi , ho pure pagato due volte. Al che, prima mi do della cretina: per risparmiare 17 euro circa ho usato l’app invece dei contanti, rimettendocene oltre 70, poi chiedo a lui se non può fare niente. No. Chiedo cosa posso fare io. Niente. Ma come, non può lui chiamare in “ditta” e spiegare? No. Almeno c’è un numero di cellulare , così chiamo io? Uff. Malvolentieri mi segna un numero. Gli chiedo di aggiungere il prefisso della Norvegia,  perché, nel caso non si fosse accorto (figuriamoci!), sono straniera con un cellulare straniero. Uff. Me lo aggiunge e amen.
Ho un inglese essenziale, studiato secoli addietro al glorioso Istituto Professionale per il Commercio M. Sammicheli di Verona, senza uso di dizionario, imparando a memoria quelle quattro parole che ci potevano servire per passare l’esame di Segretaria d’Azienda. Ciò nonostante, per quello che mi serve nel mondo, guardando vis à vis l’interlocutore, avvisandolo che so appena un little bit di inglese e, nel caso, aiutandomi con disegnini, mi spiego a sufficienza. Sostenere una conversazione telefonica però mi sembra una montagna troppo difficile da scalare.  Chiamo il figlio a casa, conscia del fatto che, essendo sabato sera, magari è diversamente impegnato. Infatti quando finalmente, dopo tempo, prova lui a telefonare non gli risponde nessuno. Rimanda l’incombenza al lunedì.
Con un po’ di magone per questa storia, malestro per il gran ballo del traghetto, che provoca delle malferme corse dei passeggeri alle toilette di fronte alla mia poltrona, e numerosi “sacchetti” pieni, gettati  da facce cineree nel cestino di fianco, col cane infreddolito e tremante accucciato ai miei piedi, completiamo la traversata. Ad  Andenes, Vesteralen, sostiamo nel parcheggio usato da quanti vogliono fare il safari della balena. Piccolo nervoso:  il parcheggio, lato mare, è quasi completo. Una francese, che si è tenuta a  metri di distanza dall’ultimo camper, ci fa segno di allontanarci perché abbiamo provato a parcheggiare a un metro e mezzo abbondante da lei. Ci vuole più lontani. Forse sa di puzzare troppo. Va bene. Ci sistemiamo di fronte, lato strada.
Km 46
7 luglio, domenica.
Giornata stupenda. Il versante occidentale delle Vesteralen offre dei  panorami i con colori incredibili. Spiagge bianchissime si alternano a rocce che sembrano dei capolavori. Notiamo che l’isolato spigolo dove ci siamo sistemati  ormai tanti anni fa, ora è diventato un parcheggio col solito Wc artistico, il lato dove si aprono le porte dei bagni è un immenso specchio che riflette mare blu, montagne d’un verde intenso, cielo azzurro e lucide rocce nere. I pensatori di Wc norvegesi sono dei geni.
Ci fermiamo per il pranzo di fronte a una spiaggia molto bella, con un’altra uguale oltre un tratto roccioso. Meno male. Nella prima infatti c’è il solito cane lasciato senza guinzaglio. Il beagle non ammette al suo cospetto altri cani, quindi per fortuna, tenendolo rigorosamente legato, possiamo stare nell’altra.
Per la notte sostiamo nell’AA di Sigerfjord, dove chiacchieriamo con un signore torinese. A mezzanotte, con una temperatura ideale, facciamo una lunghissima passeggiata. Il sole, fermo all’orizzonte, mi disegna delle gambe chilometriche, altro che quelle della Marcuzzi.
Km 125.            
8 luglio, lunedì. Lasciamo la 82 e entriamo nella E10, la strada delle Lofoten. Non sarebbe nostra intenzione scendere, memori degli innumerevoli lavori in corso trovati anni fa e della pioggia dell’anno scorso, ma, arrivati all’Austerstraumenbrua, il nostro solito ospitale sottoponte, ci rimaniamo male. Ci sono alcuni camper ma gran parte dello spazio è occupato da cataste di tronchi. Va bene, faremo le Lofoten.
La E10 è ancora stretta, in alcuni punti stringiamo anche i denti per passare, ma sono fioriti tanti tunnel.  Anche qui. Troppi. E in Norvegia non si sceglie, o tunnel o niente, perché chiudono le vecchie strade o con guardrail, o con grossi massi o le fanno diventare pezzetti di piste ciclabili. Dispiace, molto.
Scendendo ammiriamo uno spettacolo particolare: banchi di nebbia, di tanto in tanto, avvolgono le montagne, le cui cime sembrano sospese nel cielo azzurro. A volte la nebbia arriva fino al mare, e mentre la attraversiamo, la temperatura, finora ideale, cala sensibilmente, per poi rialzarsi uscendo dal banco.
In alcuni tratti si vede il mare blu sfumare nel vapore bianco della nebbia mentre macchie di verde dei rilievi spuntano nel nulla.
Per pranzo ci fermiamo all’ombra degli alberi davanti alla “Cattedrale delle Lofoten”, una grande chiesa in legno,  niente di che, molto essenziale, visitata tempo fa.
L’Akkarvikkoden, il parcheggio con un Wc altissimo, in ferro, memorabile, ora si trova a ridosso di una galleria, inesistente 12 anni fa. Comunque è sempre accogliente. Ci fermiamo lì.
Km 232.
9 luglio, martedì
Scendiamo a Sakrisoy, nel negozio credo più frequentato delle Lofoten compro una fiskesuppe, la bianca zuppa di pesce  che sicuramente mangerò da sola, conoscendo i miei polli, poi arriviamo ad A, dopo Moskenes. Il parcheggio è strapieno.  Ci fermiamo  nel parcheggio del Museo dello Stoccafisso. Constato che il suo proprietario conosce veramente bene l’italiano (l’unica parola italiana letta in Norvegia fino ad ora, è qui, sulla targhetta e dice: Entrata), ci avviciniamo per visitarlo ma il signore, in italiano perfetto, ci dice che il cane non può entrare nel Villaggio museale perché lui è raffreddato, che il mio autista può sedersi fuori al sole sulla panchina mentre lui mi fa visitare tutto.  Beh, visitare da sola il museo del baccalà proprio non mi sembra il massimo, fosse il Louvre magari anche.  Gli mormoriamo qualcosa, forse non in perfetto italiano, e ce ne andiamo. Camminiamo per A, sempre molto bella, poi ammiriamo Reine, villaggio più bello di Norvegia, e torniamo un pochino indietro, al Djupfjordenbru, nel parcheggio prima del ponte. Il mio autista diventa pescatore e mi porta un grosso pollack, seguito poi da un secondo, simile, che cuciniamo per cena.
Km 29
Restiamo anche mercoledì,  con un altro grosso pesce, ammirato da quanti sono nel parcheggio.                                
11 luglio, giovedì.
Scendiamo a Reine per il cambio acque. Ci stupisce il parcheggio riservato ai camper: 35 Euro per passarci la notte, senza comfort  (sterrato, niente corrente, servizi non vicinissimi e con WC da aprire con carta di credito), e ci stupisce ancora di più che dei camper ci siano.
Cercando dove fermarci per la notte, scendiamo sotto uno dei ponti di Fredang e constatiamo anche qui quanto scritto poco fa. L’unica cosa messa bene, qui, è la numerazione su paletti che contornano lo spazio, oltre al cartello dove dice che si pagano, subito, mentre si parcheggia, 7 euro, usando le buste sulle quali bisogna indicare, praticamente, a momenti anche il codice fiscale, per una buca con fondo sterrato non spianato. Mi sembra di soffocare, entriamo e usciamo, fermandoci  di sopra, subito prima del ponte, dove ceniamo. Aiutati dalla chiara luce notturna, decidiamo di andarcene di qua e proseguiamo.
Prima di Flakstad ritroviamo la spaziosa rastplass con servizi, già quasi piena. Troviamo un posto e notiamo che, parcheggiato, c’è anche il camper targato TV ma proprietà di una simpatica coppia della bassa veronese, già incontrati la mattina. Bella chiacchierata in dialetto, cosa che mi fa sempre tanto piacere. Non solo: da una macchina un braccio ci saluta. E’ Gianluca, di Malcesine, a zonzo per la Norvegia con tenda e surf, conosciuto al Djupfjordbrua. A mezzanotte passata gli offriamo un caffè e stiamo in allegria un paio d’ore. Eloquio piacevole, ragazzo molto preparato, che parla moltissimo della sua mamma. Lui prosegue, poi,  per trovare un posto più riparato per montarsi la tenda.  
Km 53
12 luglio, venerdì 
Non mi va di fare le corse per arrivare entro le 14 a Svolvaer per riempire la bombola di Gpl, faremo lunedì, con calma. Dopo la spesa a Leknes, giriamo per Uttkleiv, una delle spiagge più visitate, a ragione, di Norvegia. In realtà questa spiaggia (la più bella) si chiama Hauckland, Uttkleiv è oltre il tunnel, dove c’è il campeggio.
Due sorprese: una, col camper non si può più scendere in spiaggia perché hanno messo una sbarra a 2,20m di altezza,  quindi, con qualche azzardata manovra, troviamo un posto nello spazio più in alto, dove sembra essere confluito il mondo intero, e l’altra è ritrovare, parcheggiato sulla strada, il camper TV della coppia di Legnago. Festa!
Mi faccio poi una gran passeggiata, piedi in acqua, lungo l’interminabile spiaggia bianca, con la colonna sonora dei bee bee delle pecore sui monti attorno. Sullo spiazzo erboso, prima della sabbia, è tutto un fiorire di tendine multicolori. Noto che per la maggior parte sono dotate di cane.
I camper tendono a fermarsi, le macchine, per lo più svedesi e finlandesi, arrivano, piccola sosta, e ripartono. Tutti sono attrezzati per gite in montagna, scarponi, zaini e racchette. Bagni intasati.
Km 45                        
13 luglio, sabato
Peccato, non c’è sole. I miei maschi (autista e cane) a spasso sui monti, io a scalciare l’acqua pro-vene malandate ma fa freddo. Fuori, dice il termometro, 11 gradi. Meno frenetico di ieri ma sempre gran traffico. Arrivano grossi pullman, francesi, tedeschi, olandesi, sfidando la strada molto stretta, scaricano una moltitudine di gente ammirata dalla bellezza naturale di questo posto anche con cielo coperto, stanno un po’ poi li ricaricano e partono. Domani arriveremo in zona Svolvaer. Se non ricordo male, anni fa la bombola ce l’hanno ricaricata in due giorni e, con mio disappunto, mettendoci solo 5 kg invece di 10, quindi conviene che andiamo di mattina tenendo gli occhi ben aperti.
15 luglio, lunedì 
Siamo rimasti anche ieri, domenica. Meno intasamento di gente, sempre sole nascosto o molto pallido, gran passeggiata attorno al monte che divide le due spiagge, paesaggio particolare, grosse rocce sul percorso e in mare fanno impallidire la “pietraia” di Rovereto, citata anche da Dante. Salutato un folto gruppo di ragazzi italiani, provenienza mista, diretti a Capo Nord con un viaggio organizzato da due di loro su YouTube. Fanno una faticaccia nera sul monte: sbagliando sentiero sono saliti e scesi dalla parte più difficile. Una ragazza di Rimini mi ha detto: “volevo morire! “
Stamattina prima ci fermiamo per l’acqua al campeggio Orsvagvaer poi, a Svolvaer, riempiremo la bombola. Consumiamo molto gas perché il mio autista preferisce usarlo per alimentare il frigo anche in viaggio. Contento lui…
E abbiamo la conferma di quanto si vocifera in rete, come riferito dai nuovi amici padovani conosciuti a Senja: il gas qui costa molto. A Steinkjer ho pagato, 239 Nk per 10 kg a Svolvaer 359 Nk. Alla faccia!
Sulla E10 un piccolo ponte ispira il mio pescatore. Mi porta due grosse aringhe, sembrano trote. Stiamo un po’ poi proseguiamo e ci fermiamo per la notte al Vesterstraumenbru, perché, come visto arrivando, ci hanno boicottato il parcheggio di fronte, meno esposto e dove si può pescare, lo Austerstraumenbru. 
Km 146
Curiosi gli avvisi esposti: in uno si lamentano perché poca gente visita questa isoletta, Husjordoya, dove dei cartelli dicono che  ci sono resti (che non si vedono) di siti preistorici, e accanto c’è l’altro, il solito,  che dice che qui non si può stare, soprattutto la notte, e viene generalmente ignorato dai camperisti perché spesso si trova un simile “divieto” nelle aree di sosta.
Deve esserci poco coordinamento tra l’Ente del turismo norvegese (in tutti i siti, da VisitNorway in poi, è scritto ben chiaro che in Norvegia, terra della libertà, si può sostare ovunque, basta rispettare la privacy dei residenti, rimanendo ad almeno 150m  dalle case) e l’Anas di qua che vuole ci si fermi per un massimo di 6 ore, quando non solo 2, come al Bergsoysundbryua, AA in precedenza sempre molto accogliente.
Presumo siano i proprietari di campeggi o dei Rorbuer, le casette per pescatori  affittate per la notte, i principali interessati al divieto di pernottamento nelle RastPlass, ma è ridicolo. Ottengono solo che, per non aggiungere questa voce di spesa, totalmente inutile, possedendo noi camperisti, un’abitazione  viaggiante autonoma,  rimangano liberi gli spazi previsti per il riposo e ci si infratti nei buchi più strani un po’ per spirito di avventura e un po’  perché il rimanere in Norvegia per quasi tutta l’estate è parecchio dispendioso, vuoi per i lunghi percorsi (carburante, traghetti, toll plaza), vuoi per la spesa alimentare, prezzi alle stelle rispetto ai nostri, più, come nel mio caso, per aggeggi per la pesca, passione del mio autista.
Questa “incongruenza”, comunque, non colpisce solo noi stranieri. Come già fatto notare varie volte, il tenore di vita norvegese è, ormai,  invidiabile. Mentre un tempo accanto alla casa c’era un’automobile, una barchetta, un trattore e una roulotte generalmente vecchia e malridotta, oggi il pezzo forte davanti ad ogni costruzione è un fiammante mega camper: Morelo, Niesmann Bishoff, Concorde, Carthago, anche Scania Camper, veri e propri pullman allestiti ad hoc. E però l’imponenza del loro camper non impedisce ai colleghi norvegesi di cercare pure loro di pernottare gratis,  appena possono si infilano nelle zone ancora free, ignorando alla grande i cartelli invitanti dei campeggi, hotel e camere in affitto.
La nuova politica dell’accoglienza sulla strada modifica anche il paesaggio: un tempo WC e tavole in legno erano ovunque, anche nei posti più strani o poco accessibili. Ora stanno scomparendo. I tavoli, se ci sono, sono in cemento o altro materiale, forme da design, spesso molto scomode, e i WC, dove non sono stati eliminati, cominciano a dover essere aperti con carta di credito. Abbiamo visto sparire anche delle colonnine per i cambi d’acqua. Restano, per fortuna, ancora molte possibilità di svuotamento: io consulto l’App Tommestasjoner (bobilplassen.no) e per l’acqua generalmente la danno ai distributori Circle K, quelli che mi sembra abbiano sostituito Statoil.
In effetti forse i tavoli non sono più necessari. Non si vedono più tutti i gruppi familiari norvegesi che con una miriade di vasetti, bicchieri, tazze, mini fornelli, li occupavano, facevano un rapido pasto, si riportavano tutti gli aggeggi e ripartivano, subito sostituiti da altri, a tutte le ore del giorno e della notte. Così come a famiglie intere si riversavano nei wc e poi ripartivano. Ora sono ricchi o arricchiti. Va bene, così. Forse.                        
16 luglio, martedì
Torniamo indietro di una sessantina di km, sperando di aver trovato un buon posto per la pesca. Effettivamente molti si fermano e ci provano. A bocca asciutta, a sera torniamo al Vesterstraumenbru, dove conosciamo un signore di Genova che mi incuriosisce sul suo sistema di conservazione del merluzzo sotto sale. Ha praticato un foro sul fondo del gavone del camper, ha messo un grosso mastello in legno dotato di rubinetto, ha fatto gli strati di pesce col sale e periodicamente apre il rubinetto e fa scendere in strada l’acqua risultante. Questo mi confonde le idee.  La mia amica tedesca, con esperienza ultratrentennale di pesca norvegese, me lo fa mettere in scatole, sempre a strati col sale, poi me le fa chiudere ermeticamente, badando bene che l’acqua resti tutta e copra bene tutto il pesce. In realtà l’anno scorso ho fatto così e , dopo averlo dissalato, il merluzzo era ottimo. Chissà quale metodo sarà il migliore.
Km 113
17 luglio, mercoledì 
A Lodingen altra spesa pescatoria, una nuova canna per rimpiazzare quella rotta pescando un albero dietro la schiena per fare un bel lancio. Poi traghettiamo da Lodingen a Bognes e scendiamo. A Ulvsvag sosta per pranzo e ammiriamo la nuovissima toilette, ultramoderna, tutta automatica e gratuita.
Lasciamo la E6, direzione Skutvik, ma prima di arrivarci giriamo verso Tranoy. Percorso bellissimo, con rocce e prati fioriti sul mare. Vari spazi per fermarci. Sostiamo in un piccolo paradiso. Pesca scarsa ma posto meraviglioso. Belle passeggiate. Di fronte ci sono le Lofoten. 
Km 87
19 luglio, venerdì 
Scendiamo sulla E6, sosta a Innhavet per acque e spesa, e notte sopra Sorfold.
Km 123
20 luglio, sabato 
Scendiamo a Fauske e arriviamo a Saltstraumen. Non è l’ora giusta per ammirare i famosi vortici anche se la gente è tanta. Trovo un gruppo di camper italiani. Un’altra quindicina l’avevamo incontrata ieri. Il tempo sta cambiando. Fino ad ora mai trovata vera pioggia, solo una notturna salendo prima o dopo Roros. Tre giorni ad Uttkleiv senza sole ma anche senza ombrelli. Cade ora qualche goccia. Ripartiamo. Lungo la strada un grosso maschio di renna , seguito da alcune renne più piccole, si ferma incuriosito in mezzo alla carreggiata. Noi aspettiamo se si sposta, non si decide, allora lo superiamo tra il furioso abbaiare del beagle. Torna un sole splendente. Arriviamo all’AA Holand, “la porta dello Svartisen”, di fronte al ghiacciaio. Pesca abbondante, finalmente.
Km 261
22 luglio, lunedì
La nebbia avvolge l’AA, non si vede il ghiacciaio, fa freddo. Ce ne andiamo. Lungo la strada torna il sole. Dopo due traghetti pernottiamo ad Hellaga.
Km 83                  
23 luglio, martedì
Altro traghetto, e ci fermiamo prima dell’enorme ponte dell’Helgeland (140m circa di altezza per parecchia lunghezza): il ponte fa una curva e si abbassa su una lunga linea di terra artificiale, fermandosi in una piccola AA che abbiamo visto già completa e perciò siamo tornati indietro. Qui, come Skulpturlandscap c’è la sintesi di tutti i venti, un grosso cilindro con tutti i loro nomi, in latino.
Curiosi questi strani monumenti.
Km 87
24 luglio, mercoledì
Proviamo a fermarci ad Andalsvag ma è un po’ tetro, tempo uggioso. Traghettiamo e arriviamo ad Horn. Il nostro “molo-penisola” è libero, ci sistemiamo. C’è un gran sole ma ci sembra che la stagione stia volgendo al termine, meno camper, poco traffico. Vedo che la “pizzeria” (monotavolo), è in funzione. 120 Nk per una sottilissima pizza che assomiglia a un waffel. Non ho il coraggio di prenderla. Serate ancora bellissime anche se il sole per qualche tempo ora tramonta. Tardissimo però. 
Km 63
26 luglio, venerdì
Scendiamo a Bronnoysund. Simpatica coppia tedesca di Norimberga domani se ne andrà con una bottiglia di Ripasso Montecariano, nostro regalo. Sgombri a volontà, regaliamo anche quelli.
Km 14
28 luglio, domenica. Ieri è arrivata una coppia milanese. Lunghe chiacchierate.  Stamattina lui ha pescato un grosso pollack. Curiosa la divisione dei compiti: lui guida e pesca ma non tocca il pesce, non si sporca le mani. Lei, oltre alle normali mansioni di noi povere mogli di camperisti, deve slamare il pesce, pulirlo, sfilettarlo e via così. Vent’anni di Norvegia. Mi insegna come mettere lo sgombro in vasetti, cosa per me nuova.           
Li salutiamo un po’ a malincuore e ci spostiamo a Berg. Qui 5 o 6 salmoni saltano e fanno marameo al mio pescatore, porta su un po’ di roba ma piccola. Pazienza, sembra che si lamentino tutti i pescatori quest’anno, tranne un paio di giorni fa giù al Bergsoysundbrua dove, da voci arrivate, tutti pescavano di tutto.
Fa caldissimo. Dice meteo.it che ci sono 30 gradi ma percepiti 31. A casa nostra dicono che finalmente stanno meglio loro, oggi, dopo una estate assolutamente rovente.
Km 29
29 luglio, lunedì
Ci spostiamo a Vennesund, dopo aver constatato che anche Berg sta cambiando fisionomia. La vecchia Coop, con grande parcheggio dietro, è diventata ultramoderna e enorme, occupando tutto lo spazio un tempo libero.
Stiamo la notte nella piccola AA prima della fila per il traghetto, e, vicino a noi, due roulotte.  La fame di soldi è diventata internazionale: il casottino dove si poteva svuotare la tanica, sulla strada, fuori dal campeggio, neanche molto elegante, ha un nuovissimo lucchetto chiuso e un biglietto dice, solo in norvegese, che ora, per conferire i nostri “prodotti”, dobbiamo pagare 60 Nk.  
Km 24
30 luglio, martedì 
Arriviamo a Kvitnesodden, il nostro angolino è libero ma prima abbiamo un trauma: alla fine del  Simlestraumen bru, c’era bosco parte per parte, con un piccolo spazio per una macchina a destra, un altro a sinistra che proseguiva con una sentiero tra gli alberi fino ad un capanno, e, qualche metro più avanti, a destra, una stradina saliva leggermente, si passava davanti ad alcune casette sulla collina, sempre tra gli alberi, si arrivava ad un campeggio, di cui ora mi sfugge il nome, con molte roulotte e camper, un braccio di mare entrava e dietro la reception un ruscello scendeva dalle rocce formando una cascatina.
Ora il bosco non c’è più, la montagna è tagliata di netto, non c’è più un filo d’erba ma un immenso parcheggio asfaltato da ambo i lati. Non si può immaginare, in questa arida spianata, la vecchia verde collina, i rossi bungalow abbarbicati lassù tra gli alberi, i fiori, il torrente che scendeva, solo asfalto, ghiaia, e, in fondo, la nuda roccia perfettamente diritta. Il vecchio capanno sulla destra, un tempo ben celato alla vista da pini e piante, ora spicca, allo scoperto, lì, in basso, alla fine di una stradina bitumata che evidentemente hanno dovuto approntare per farlo raggiungere dai proprietari.  E , quassù, in Norvegia, il pensiero corre sempre, incontrando ogni nuovo ponte, ogni nuovo tunnel, ogni montagna fatta saltare, ai problemi di casa nostra se solo si vuole tagliare una pianta o eseguire  qualsiasi opera relativa all’ambiente. 
Km 29
1 agosto, giovedì
Ieri ci hanno raggiunto gli amici milanesi salutati a Bronnoy. Stamattina loro vanno verso Kristiansund, noi invece verso Gravvika. Arrivati, al ponte  facciamo  buona caccia, tre grossi pollack. Per la notte ci spostiamo al  piccolo porto di fronte all’isola di Gjerdinga.
Km 63                                      
2 agosto, venerdì 
Il tempo quest’anno ci ha graziato, mai dovuto aprire un ombrello e, per le passate esperienze norvegesi, è una grossa novità. Giornate senza sole si, parecchie. Anche mattine imbronciate o risvegli con nebbia o pioggia, mai battente, in posti che però stavamo per lasciare.
Anche oggi il sole non riesce ad uscire da nuvole, comunque chiare.
Km 6
3 agosto, sabato 
Pesca infruttuosa ieri perciò ci spostiamo. Ottima sosta ad Hofles, in attesa del traghetto per Lund: un grosso merluzzo.
Parcheggiamo nel porto. Qui fanno i furbetti, tengono chiuse a chiave le toilette, ben indicate, riservate ai viaggiatori, così, al bisogno, li obbligano a passare dal bar.
Ci chiamano gli amici torinesi preannunciando il loro arrivo che, con nostra sorpresa, avviene verso mezzanotte. Ci raccontano di molte alci viste arrivando.
Km 50
4 agosto, domenica 
Il molo non rende, ci spostiamo a sud e gli uomini provano a pescare dai vari ponti. Zero.
Facciamo passeggiate. A sera torniamo al traghetto. Dal bar esce una signora molto alterata che urla alla mia amica che tutto lo spazio del porto è riservato ai clienti del bar, cosa assai inverosimile. Più credibile, penso, il fatto che vorrebbe si andasse nello spazio a pagamento che ha dietro il locale.
 Per evitare polemiche ci spostiamo, entrando nel minicampeggio al Kro, a Salsnes.
Km 24 tra vari spostamenti.
Il Kro, negli anni , ha subito molti cambiamenti: il grande scoglio , raggiungibile da una lunga passerella in legno, è stato tagliato per creare un porto per le barche, per alcuni anni funzionava un ristorante, in altri anni era tutto chiuso e abbandonato. Ora hanno creato 7 posti camper, con corrente, e avrebbero anche un paio di camere da affittare.
Approfittiamo della doccia e della lavanderia con relativa asciugatura. Pesca nulla nonostante gli auguri del responsabile della struttura. Si pagano 200 corone. Qui in passato abbiamo visto pescare salmoni e noi abbiamo trovato molti funghi. Questa volta no.
5 agosto, lunedì 
Oggi niente pesci ma una buona resa in finferli, i nostri preferiti, e porcini. Io ho sempre la polenta.
A sera salutiamo gli amici, loro salgono, noi scendiamo. Domattina dobbiamo fare il gas quindi arriviamo a Namsos e sostiamo, tra altri camper, vecchi e nuovi, dietro la Coop.
Km 47                 
6 agosto, martedì 
Dopo la spesa e il pieno delle bombole scendiamo, arrivando al ponte di Gjemnes, dove altri amici, pavesi, ci aspettano.
Km 345
Facciamo in tempo a salutare la simpatica coppia milanese incontrata prima a Bronnoy e poi lungo la 17; mi commuove quasi il saluto della signora che mi dice essere stato un vero piacere averci conosciuti. Reciproco.
In questi giorni facciamo piccoli spostamenti tra il ponte di Gjemnes e il Bergsoy sundbrua, dove si pesca con alterna fortuna, e il supermercato Bunnpris, dove si accampano parecchi camper per la notte, da quando la lotta al pernottamento sul “ponte Blu” si è fatta più accanita. Il norvegese che abita lì vicino negli anni si è fatto più agguerrito: anni fa si limitava a spargere pesce avariato e puzzolento, sistemava tronchi  di traverso per impedire la sosta, ora gira con aria minacciosa nel parcheggio e dice a tutti di andarsene.
 Qui si possono prendere pesci molto grossi ma si deve essere in compagnia e forniti di ami o altri attrezzi speciali per poter recuperare le prede. Gli amici pavesi ci salutano, ci spiace, ma loro bazzicano su questi due ponti da tre settimane ! Venerdì Rainer, un simpatico tedesco, aiuta il mio pescatore, la sera addirittura ci sfiletta i pesci e ci invita a seguirli al Bunnpris, dove, assieme ad altri tedeschi e olandesi, festeggiamo il compleanno della moglie Marianne. Noi contribuiamo con un paio del nostro Ripasso e Amarone, molto graditi. Lei mi regala del pesce surgelato . Si ripromettono, festosamente,  di dedicare a noi la pesca di domani, sabato, dopo di che loro si sposteranno tutti a Sunndalsora.
10 agosto, sabato 
Purtroppo la mattinata non va come dovrebbe, un vento fortissimo impedisce di stare sul ponte. Li salutiamo tutti a malincuore, e torniamo al Gjemnes, dove la pesca rende un po’ di sgombri.
Poco prima di cena ci arriva un messaggio dei nostri amici tedeschi. Quest’anno non avevamo in programma di incontrarli.  Loro ora sono in zona Namsos e ci parlano di buona pesca, di barca e di voglia di vederci. L’idea di rivederli, di pescare insieme, con la barca, ci alletta. Sarebbero da risalire oltre 400 km di un percorso già fatto. Ci consultiamo, meditiamo un po’e poi decidiamo di partire, torniamo su.
Sbaracco la tovaglia e ci mettiamo in strada. Non è consigliabile viaggiare di sera, ormai anche qui comincia a far buio a una certa ora, ma pensiamo di fare un po’ di strada e poi fermarci per la notte lungo il percorso.
Traghettiamo a Kanestraum  (mangiando il minestrone durante la “crociera” ) e vorremmo raggiungere il porto di Flakk. Non ce la facciamo: verso le 22:30 il mio autista si chiede cosa sono le lucine che vede sulla destra, fuori strada. Quando realizza che sono animali e frena ormai è tardi: una mamma e un cucciolo sono balzati in strada. Riesce ad evitare il piccolo ma la madre cozza violentemente contro il musetto del camper.
Il  disastro: radiatore andato, paraurti e musetto a pezzi, acqua e olio in strada. La E39. Buio e strada stretta. Siamo scossi,  scarsa visibilità , sembra non ci siano più animali in carreggiata. Con molta cautela proseguiamo lentamente fino alle prime luci di un distributore, una quindicina di km più avanti, ad Orkdal. Tutto chiuso e spento. Mettiamo il triangolo e cerchiamo di dormire.
Km 148                        
11 agosto, domenica 
Chiamiamo l’assicurazione, arriva il carro attrezzi, arrivano persone interessate agli animali, studiano i peli rimasti sul cofano, li fotografano, ci dicono che, come pensavamo, deve essere stata una mamma con un piccolo ma non è chiaro se trattasi di renna o alce.
Ci caricano e ci portano davanti ad una officina nei pressi di Trondheim, naturalmente chiusa oggi. Punto quasi panoramico, di fronte ad un grande incrocio, traffico incredibile. Sole, molto molto caldo. Con noi aspetta l’indomani anche un camper spagnolo, di Tenerife. Ci dicono che visitare le Canarie in camper è molto difficile, meglio evitare.
12 agosto, lunedì 
Con molta calma, nonostante i miei solleciti, verso mezzogiorno esce un tecnico che valuta il danno , si segna i pezzi da ordinare e ci dice che per la riparazione se ne parlerà domani.
Giornata pessima, prima vera pioggia da quando siamo partiti. Freddo. Lunghe partite a Scala 40, piccole passeggiate.
Ci chiamano per dirci che a loro servirà il camper “disabitato” domani notte. Sono appena tornati dalle loro ferie e hanno appuntamenti già fissati quindi il lavoro per noi si farà di notte. Restiamo perplessi, hanno già orari strani , per noi, infatti chiudono tutto alle 4 del pomeriggio.  Dopo varie telefonate con l’assicurazione ( che non risponde per il danno subito ma ci assiste per quanto riguarda l’assistenza, tipo carro attrezzi, albergo ecc.) ci troviamo in difficoltà: non ha convenzioni con hotel che permettono l’ingresso ai cani. Un tecnico dell’officina, gentilmente, si da da fare e dopo lunga ricerca ne trova uno disponibile in centro città, e riesce a trovarci per domattina anche un taxi che faccia salire anche il cane.
13 agosto, martedì 
Subito dopo pranzo il taxi ci porta a Trondheim. Ci sistemiamo e usciamo per una bella passeggiata in città, approfittando anche del tempo migliorato. Non c’è il sole ma, soprattutto, non piove.
A sera torniamo fuori e ceniamo in uno dei piccoli bellissimi ristorantini, pieni di luci, lungo il fiume Nidelva.
Sulla porta mettiamo l’avviso Pet in room ma in realtà il cane si comporta benissimo. Abbiamo portato la sua coperta e lui la notte si stende e dorme tranquillamente.           
14 agosto, mercoledì
Facciamo colazione (cuoco italiano, romano), poi sul mezzogiorno un taxi ci riporta all’officina. La constatazione del lavoro fatto ci lascia molto poco soddisfatti. Loro rispondono che l’importante era poterci mettere in condizioni di riprendere il viaggio. Giusto, ma non hanno lavorato molto di fino, me ne accorgo io anche se non mi intendo di motori. Sembra abbiano messo i pezzi un po’ a casaccio, il cofano non chiude, la barra sopra il nuovo radiatore sembra appoggiata in qualche modo. Ci dicono che hanno faticato molto a ritirare in avanti il motore, arretrato per la botta, e l’hanno fatto a martellate.  Comunque pago i 3.300 Euro richiesti, salutiamo e ripartiamo.
Non sappiamo bene cosa fare, se proseguire il viaggio verso gli amici al nord, un po’ scoraggiati dal tempo poco buono nell’area di Flatanger, o se restare in zona, magari visitando zone mai viste, o se alla fine cominciare il ritorno a casa.
Optiamo sul restare quasi in zona. Mandiamo un messaggio agli amici tedeschi, ripromettendoci di stare con loro il prossimo anno se, a Dio piacendo, torneremo ancora quassù e andiamo verso Surnadal. Arriviamo a un piccolissimo porto, Kvanne, traghettiamo per ben 5 minuti. Stiamo un po’ ma dopo decidiamo di tornare su al Bergsoysundbrua passando da Tingvoll. Percorso che, per buona parte, conosciamo ma che con la velocità con la quale proseguono i lavori stradali in Norvegia, ci sembra tutto nuovo. Ci fermiamo per la notte al Bunnpris, 5 km circa prima del ponte.
Km 200
15 agosto, giovedì 
Saliamo sull’Atlantic Road, sempre affascinante. Stiamo un paio di giorni, visitando le isole, pescando (con scarsa fortuna), passeggiando. Comunque coi vari spostamenti, dal ponte principale ai vari parcheggi.
Circa 100 km
17 agosto, sabato 
Ci raggiungono gli amici torinesi. Buona pesca con loro, anche un mega leng, giornata molto bella trascorsa al ponte. Per la notte torniamo insieme al Bunnpris, stavolta siamo solo noi, niente tedeschi, ma svegliandoci al mattino ci meraviglia uno stuolo di camper italiani, 17 o, meglio, 16 bis, con grande tricolore sul cofano. Si sono intrufolati dappertutto, tanto che per aprire la nostra portiera dobbiamo chiedere ad uno di loro di spostarsi un po’. 
Ci dicono esserci un altro gruppo di 25 in arrivo fra qualche giorno. Incredibile. Mi chiedo cosa può pensare un autista norvegese, magari normalmente diretto al lavoro, trovandosi davanti una simile colonna di bestioni sulla strada. A me sembra quasi un oltraggio per gli automobilisti locali. Ma poi, a parte la scarsa libertà decisionale dei membri del gruppo,  presumo che qualche difficoltà possa derivare dai vari momenti tipici, rifornimento ai distributori che non credo possa avvenire per tutti  nello stesso tempo, bombole che possono finire in tempi diversi, non so.
18 agosto, domenica 
Altra bella giornata trascorsa con questi amici, pranzo festoso, ottima pesca in collaborazione. A sera ci salutiamo, sempre con molto rammarico. Noi ci fermiamo al Gjemnes e domani ci avvieremo verso casa. Loro hanno un altro programma ma, soprattutto,  ora devono  trovare subito un campeggio: hanno comprato un bel freezer ma la loro batteria ne ha risentito e necessita di una ricarica urgente.
19 agosto, lunedì. Scendiamo, proviamo ad andare a Sunndalsora. Il parcheggio è un po’ desolato, non ci piace e in più i pesci non abboccano. Mettiamo via tutto e ripartiamo. Notte in una bella AA prima di Tynset.
Km 250
20 agosto, martedì 
Siamo al Morokulien, sul confine tra Svezia e Norvegia. Una sortita rende un bel po’ di porcini, belli, bianchissimi, e finferli. Non so se cuocerli e metterli in vasetti o se consumarli man mano, come in effetti  faremo. Pasta con funghi, polenta con funghi e grana, sono piatti che amiamo.
Km 362
La mandolina ha colpito ancora. L’anno scorso il mio autista, tagliando un cavolo, si è portato via un pezzo di dito e siamo ricorsi, fortunatamente e fortunosamente, al  Distretto Sanitario della Lapponia di Tornio, dove l’hanno curato benissimo. Quest’anno ci ho provato io: ho tagliato il cavolo cappuccio con molta attenzione, poi l’ho pulita con uno straccio da una parte e col dito indice dall’altra. Sangue a fiotti.                       
21 agosto, mercoledì 
Nell’ufficio turistico ci rimborsano la parte di acquisto Tax Free fatto al Polarsirkelen, mi indicano presso quale Pronto Soccorso recarmi per provvedere alla mia ferita.  Facciamo i cambi d’acqua e  ci rechiamo a Charlottenberg.  Anche qui trattamento super, neppure paragonabile a quello che si riceve nei nostri P.S. E non credo dipenda dall’affluenza perché la sala d’attesa è piena anche qui. Penso dipenda più dall’educazione, dal rispetto verso chi ha necessità e non dall’importanza che si può dare il personale.
Ricevo cure e indicazioni su come fare nei prossimi giorni. Ho mostrato il tesserino sanitario e la carta d’identità, chiedo quanto devo pagare. Niente per ora, mi manderanno un piccolo conto. Mi sorridono e mi consigliano solo di uscire in fretta per rassicurare marito e cane che mi stanno ansiosamente aspettando di fuori.
Gli amici pavesi, e pure quelli milanesi, ci hanno suggerito di traghettare da Varberg a Grenaa, sicuramente meno costoso del totale pagato arrivando ( ponte Oresundbron, 61 Euro circa, e Rodby-Puttgarden, 110 E, in totale circa 170 Euro), e probabilmente più pratico, anche se il percorso via terra non sarà più corto.
Decidiamo di provare. Passiamo la notte nei dintorni di Mellerud.
Km 236
22 agosto, giovedì 
Traffico col telefono per prenotare il traghetto. Sono poco pratica, ci metto del mio ma non riesco a completare la cosa: entro in biglietteria a Varberg e la gentile funzionaria mi aiuta, accetta la mia parziale prenotazione e mi fa versare in contanti quanto avrei dovuto via cellulare, 85 E in totale.
Perfetto, direi. Aiuto un po’ due coppie di sardi, prima volta in Scandinavia e completamente digiuni di lingue straniere.
Apriranno i cancelli alle 18, partenza prevista 19.45, ci restano delle ore per visitare Varberg. Bella città, lunga spiaggia bianca, un castello-fortezza in alto, con ancora tutti i cannoni nelle loro postazioni. Ci piace.
Alle sei entriamo, saliamo la lunga passerella aerea che ci conduce nella pancia della nave. Oltre al nostro beagle ci sono altri due cani. Rapida consultazione coi loro padroni che mi dicono non avere intenzione di usufruire della LoungeDog, preferiscono tenerseli vicino alle poltrone. Quindi la saletta riservata è tutta nostra ! Siamo attrezzati, ho portato la coperta per lui, da spizzicare e bere per noi e il mazzo di carte. Aspettiamo.  E aspettiamo. E aspettiamo. Non si parte. Il castello, là fuori, è sempre allo stesso posto. Una voce accenna a 45 minuti di ritardo ma passa un’ora e mezza. Sempre la voce comincia a snocciolare numeri di targa, chiedendo, in svedese e inglese, ai proprietari di passare in caffetteria.
Siamo ormai a due ore e mezza. Quando l’ultima targa richiesta, con insistenza, ripetutamente, mi sembra italiana mi sorge un dubbio. Cerco la proprietaria della voce e le dico che so di italiani che non sanno l’inglese e sono da qualche parte sulla nave. Li cerchiamo. Li troviamo belli tranquilli, mentre mangiano, un po’ infastiditi dal ritardo e da sta voce che continua a predicare. Centro, l’ultima targa è la loro.
Mi viene poi spiegato che si sono accorti di un Tir con merce “pericolosa”,salito praticamente per primo sul ponte a lui assegnato, quindi per farlo smontare hanno dovuto movimentare tutti quanti hanno parcheggiato dopo di lui, cosa molto complicata dato il numero e la misura dei mezzi saliti, e quindi gli hanno fatto ridiscendere la passerella (pure a curve) tutta in retromarcia. Stavolta noi abbiamo voluto fare i bravi e chiudere la bombola del gas, come chiedono sempre e non facciamo mai. Mi seccava il grosso ritardo perché, a freezer spento per ore, temevo per il mio pesce nel congelatore: ho fatto presente questo mio pensiero e, nessun problema, mi hanno accompagnato di sotto a riaccendere il gas.
Comunque nella notte poi abbiamo dormito a Grenaa, nel parcheggio vicino al porto, accanto ai due camper sardi. 
Km 211       
23 agosto, venerdì 
Siamo a Jagel, posto che conosciamo. Ci si sta bene. Sole, caldo. Ora si pagano 14 E. 
Km 295
24 agosto, sabato 
Evitiamo Amburgo, passiamo ancora da Lubecca. Stranamente l’autostrada mi sembra peggio di quando siamo passati a giugno. Caspita, avevo apprezzato che si saltava meno e invece oggi la trovo ancora a lastroni per dei tratti. Sempre meglio dell'A/7 che mi dicono funestata da infiniti lavori stradali.
Comincia la nostra solita ricerca del posto dove sostare: uno è troppo grande e deserto, l’altro è pieno di camion, il terzo ha il posto camper esattamente in mezzo ad una piazza, a Magdeburgo non troviamo la strada per entrarci.  Alla fine optiamo per Brachwitz, riportato sul libro come AA  lungo un fiume. Mah: stradina un po’ complicata per arrivarci, un prato con erba non tagliata, zanzare e moscerini a gogo, molto caldo. Lungo il fiume tutto il tratto già occupato da camper e roulotte che evidentemente non hanno problemi di insetti, infatti sono tutti seduti fuori, con dei cani, quindi il nostro "abbaiatore" deve restare dentro. Ci mettiamo indietro, sull’erba. Chiedo dove devo pagare, mi rispondono che domattina viene l’incaricato a riscuotere.
Ok, buonanotte e dormiamo.
Km 522
25 agosto, domenica 
Ci alziamo, aspettiamo un po’, non viene nessuno e noi vogliamo fare strada. Partiamo senza pagare. Beh, nessun rimorso, non abbiamo trovato un posto curato, che meritasse di essere pagato, secondo me. Traffico sufficientemente scorrevole nella nostra direzione, una colonna infinita nell’altra. Dal ring di Monaco fin quasi al confine con l’Austria coda ferma, su varie corsie, da panico a pensare di finirci in mezzo. Forse è vero che i tedeschi sopportano bene le colonne e tutto quanto richiede una posizione di gruppo, tutti incanalati, meglio di noi. Questione di temperamento o senso dell’ordine, forse.
Pensiamo di arrivare alla stazione della funivia di Vipiteno ma al parcheggio del Brennero vediamo una ventina di camper. Ci aggiungiamo, constatando che è l’ennesima grossa comitiva italiana reduce dalla Norvegia.
Pioviggina, quindi, fortunatamente, non si muore di caldo.
Km 677
26 agosto, lunedì 
Lo ritroviamo, il caldo, tornando verso casa nostra, assieme al solito caotico traffico, quasi dimenticato nei mesi scorsi. Ritrovandoci in famiglia abbiamo cominciato a sentire un unico ritornello: Beati voi, lassù, qui caldo, si moriva dal caldo, un caldo infernale, un caldo insopportabile, e via cantando. Vero, io e il beagle, i più insofferenti alle alte temperature, questa estate  l’abbiamo scampata bella. Sotto sotto, magari, qualche volta brontolavo per il freddo, ma poi mi arrivavano notizie da casa e, coprendomi ben bene, mi complimentavo per avere evitato l’occasione di sudare anche appena oltre il minimo sindacale.
E a tutti quelli  che, ciclicamente, come sempre, mi hanno chiesto: “Ma perché andate sempre in Norvegia?  quest’anno non ho parlato di panorami incredibili, di sole splendente a tutte le ore, di colori stupendi, di pace, tranquillità, silenzio, senso di libertà, passeggiate nei boschi o lungo spiagge meravigliose, lamponi, mirtilli, assenza di semafori, rotonde, campane, incombenze casalinghe...No ,stavolta ho solo risposto: “Beh, perché ci si sta freschi! “.

 
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